
La ricerca etnografica accompagnata dalla pratica artistica, sia visuale che performativa, è uno strumento molto potente per favorire una partecipazione culturale dei cittadini ed attivare processi di innovazione sociale.
Grazie al supporto ricevuto dalla Fondazione Pietro Pittini, Immagini di una valle urbana ha esteso il suo raggio d’azione verso il teatro, un ottimo strumento per contaminare lo spazio urbano offrendo una modalità di abitarlo diversa e innovativa. Questo percorso è accompagnato dai Drammadilli, una compagnia teatrale composta da attori ed attrici under 25, che ha appena concluso le sue giornate di workshop rivolte ad un gruppo di ragazzi e ragazze dai 14 ai 30 anni. L’obiettivo fino a qui raggiunto è stato non solo il coinvolgimento di giovani professionisti, ma soprattutto lo sviluppo di competenze e nuovi linguaggi al fine di dialogare con i residenti e restituire alla città un luogo di socialità e bellezza. Abbiamo proposto una breve intervista ai Drammadilli sul percorso finora intrapreso:
Qual è la vostra idea di teatro?
Alla base della nostra idea di teatro c’è l’ascolto e la partecipazione. Siamo partiti con l’obiettivo comune di rendere il teatro fruibile a tutti e di utilizzarlo come un mezzo di comunicazione e di libera espressione.
Quali temi avete toccato durante il corso e cosa ha imparato il gruppo?
Durante il corso sono stati intrapresi due percorsi. Il primo volto a creare affinità tra i partecipanti e a far comprendere l’importanza dell’ascolto reciproco, del gioco, del corpo, della disciplina e del rispetto nei confronti degli altri e nei confronti del teatro. Il secondo percorso, invece, era volto ad avvicinare i partecipanti, attraverso l’immaginazione insita in ognuno di noi, all’improvvisazione sia attraverso i gesti che attraverso le parole. Tutto questo percorso ha fatto apprendere ai partecipanti le tecniche base della recitazione e della presenza scenica. Il gruppo ha sin da subito reagito positivamente a ogni singolo esercizio esternando emozioni, dubbi e perplessità, come giusto che sia. Alla fine del percorso mi sento di dire che abbiamo lavorato molto bene e che, sia noi insegnanti sia gli allievi, siamo molto soddisfatti del lavoro intrapreso assieme.
Come il teatro può uscire nello spazio urbano e rileggerlo attraverso il corpo?
Il teatro può essere una potente fonte di aggregazione e di comunicazione che attraverso il corpo da vita a nuove forme di comunicazione che a loro volta rendono vivo tutto l’ambiente che le circonda.
Quali sono stati i momenti più belli del corso? Cosa avete imparato anche voi?
Il corso è stato meraviglioso nella sua interezza, tutti i/le partecipanti si sono prestati allo svolgimento degli esercizi. Riuscendo così a creare un ambiente in cui tutti si sentono amati ed accettati senza nessun parametro di giudizio. Cas’Aupa è diventato il nostro piccolo luogo sicuro in cui esprimerci ed essere noi stessi. Noi insegnanti abbiamo imparato moltissimo grazie a tutti i partecipanti che ci hanno dato modo di osservarli e di captare tutte le loro sfaccettature che continuano, tutt’oggi, ad arrichire i nostri cuori.


Quali sono i prossimi appuntamenti?
Dopo la prima lettura all’aperto svolta sotto i portici del Villaggio del Sole abbiamo pensato di proporre un’altra performance di lettura itinerante e poi uno spettacolo finale. Al primo evento i/le partecipanti si sono cimentatə nella lettura di una poesia che permettesse di avvicinarsi all’improvvisazione attraverso i gesti e le parole, ma soprattutto si è trattato di un esperimento che attraverso la voce rendesse vivo lo spazio circostante. Al prossimo evento saranno protagoniste due persone che piano piano sussurreranno tra le strade del Villaggio…. per avvicinarci poi all’evento finale! Non possiamo dire di più!
