L’esperienza del terremoto

Un racconto di Paola 

Abitavo nel condominio “Ai salici” in Via Val d’Aupa 9, chiamato così perchè nel giardino c’erano due grandi salici che negli anni erano cresciuti molto alti e belli, ma che purtroppo hanno dovuto venir abbattuti perchè malati.

Quando ero piccola non avevamo la macchina fotografica, la prima, una Polaroid istantanea, mi era stata regalata da mio padre per il mio compleanno nel dicembre del 1975. Era un po’ difficile calcolare i tempi di sviluppo, e poi le foto sbiadivano velocemente. Con questa macchina ho fatto una foto nel giardino retrostante il condominio a mia sorella Susanna e ai suoi compagni di gioco Luca e Daniele Moretto in occasione di una copiosa nevicata, quando avevano potuto fare un pupazzo di neve.

Alcuni mesi dopo c’è stato il terremoto del ‘76. E con quella stessa macchina abbiamo scattato con mio padre diverse foto della sistemazione che aveva organizzato per noi. 

La sera del 6 maggio lui aveva capito immediatamente di cosa si trattava, anche perchè sentiva già da mesi delle piccole scosse quando stava tranquillo seduto sul divano la domenica a leggere o ascoltare musica classica. Avevamo finito di fare dei lavori in casa proprio quel giorno, mio padre aveva messo la carta da parati nel soggiorno e la stanza era tutta vuota in attesa dei mobili. Le scosse sono arrivate mentre eravamo a cena in cucina e il lampadario a molla è caduto in testa a mia madre. Non sapevamo se ridere o essere preoccupati. Ci siamo tenuti alle pareti del soggiorno vuoto e poi, appena le scosse sono terminate, siamo scesi a basso, come tutti gli altri. Mio padre doveva iniziare il turno di notte e pensando che tutto sarebbe tornato presto alla normalità (non si vedevano crepe e non c’erano stati  danni, a parte qualche mobile caduto nei piani più alti), è partito regolarmente, lasciandoci sole (mia madre mia sorella e me), cosa di cui poi si era pentito nel corso della notte, quando cominciavano ad arrivare le notizie di cosa fosse realmente accaduto in altre parti del Friuli.

Quella prima notte l’abbiamo passata in un camion che era parcheggiato nel piazzale davanti a casa. Si sentivano continuamente delle sirene, e i messaggi dei primi radioamatori che facevano da collegamento e dai quali capivamo man mano la gravità di quello che era successo a Colloredo, Gemona, Venzone. Dopo un po’ hanno cominciato a squillare i telefoni, ma dato che nessuno era in casa e c’era un silenzio irreale, lo squillare dei telefoni a cui nessuno rispondeva faceva ancora più impressione. Era estraniante. E’ stato così per più giorni fino a che la gente non è rientrata in casa e si sono sentiti nuovamente tutti i rumori abituali (le case non erano particolarmente insonorizzate allora, e si sentiva molto di quello che succedeva negli appartamenti adiacenti).

II giorno dopo mio padre cominciò a costruire una prima sistemazione provvisoria, consistente in un materasso messo a terra sopra un nylon e coperto da una struttura che appoggiava su due macchine, la nostra e quella dei Moretto, come si vede nelle foto sotto.

Non so chi ci abbia dormito, visto che non c’era molto posto, forse mia madre e mia sorella e i suoi due piccoli amici. Mio padre ed io siamo tornati a dormire a casa per qualche giorno, fintanto che mio padre, dato che le scosse continuavano, non ha costruito una struttura più solida all’interno del giardino della scuola, appoggiandosi al recinto, e lì abbiamo pernottato tutti e quattro per circa un mese.

Mio padre salì anche sul tetto del condominio per documentare l’accampamento/tendopoli: all’interno del giardino della scuola si vede la struttura da lui costruita appoggiandosi al recinto della scuola e le altre tende che vi erano state installate. 

Passata la prima paura e disagio, tra le cose belle che ricordo di quel periodo è che si creò una forma insolita di socialità: normalmente erano solo i bambini a giocare in cortile, ma in quell’estate anche molti adulti restavano fuori la sera fino a tardi, a chiacchierare e scherzare assieme. E’ durato per solo qualche mese. Poi tutto è tornato alla “normalità”.

Il terremoto sembrava superato, invece a settembre ci sono state nuove scosse importanti. La maggior parte della gente è comunque rientrata nelle case, visto ci si era fatta esperienza e si sapeva che da noi non c’era pericolo, ma mia madre era terrorizzata e non riusciva a dormire in casa, così mio padre ha costruito una nuova sistemazione, una piccola “casetta”, più adatta all’autunno incombente, con 4 letti a castello, e lì siamo rimasti per alcuni mesi. Mia madre sarebbe rimasta ancora lì…La sistemazione era solida e calda, ma era scomodo non avere il bagno e doversi vestire appena svegli per salire a casa a lavarsi ecc. Dovevamo andare a scuola e al lavoro. Sono rimasta io con lei fino a dicembre e poi siamo rientrate a casa anche noi.

Foto scattata dalla nostra terrazza in Via Val Aupa

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