Il Villaggio del Sole nasce all’interno del Programma Nazionale Ina Casa o Piano Fanfani (1949-1963) che in Italia ha segnato il passaggio dalla ricostruzione post bellica al boom economico. Il piano Fanfani rappresenta una fase significativa della politica economica del dopoguerra: si tratta di una delle più consistenti e diffuse esperienze nel campo dell’edilizia sociale nel nostro paese, con la quale sono state costruite 350.000 case in tutta Italia riconoscibili per l’ideologia anti-industriale (rifiuto della prefabbricazione e uso di tecniche costruttive tradizionali) e l’anti-monumentalità degli edifici.
Sicuramente poco appariscente, l’architettura INA-CASA ha però un forte valore ambientale e sociale perchè nasce con due obiettivi ben precisi:
→ dare una casa confortevole: il fabbisogno abitativo era all’epoca in una situazione emergenziale, anche per quanto riguarda la città di Udine; per esempio è famoso il Villaggio metallico di Sant’osvaldo o le case sotto i viadotti, in cui si viveva in una situazione di estrema precarietà.
→ offrire posti di lavoro per ovviare al problema della disoccupazione: il settore dell’edilizia ha formato operai non specializzati consolidando la forma delle piccole imprese artigiane attuali.
Il piano INA-Casa è stato quindi per l’epoca un’eroica impresa edilizia e per questo oggi le abitazioni rappresentano sia un bene d’uso, ma anche un bene culturale, patrimonio materiale ed immateriale per le comunità.
Il Villaggio del Sole fa parte di questo percorso ed è stato costruito nel secondo settennio del Programma INA Casa, in particolare tra il 1958 e 1961. Le opere sono state realizzate in più fasi di lavoro e con il coinvolgimento di diverse ditte appaltanti e progettisti: il gruppo di Cesare Miani, il gruppo di Mario Bosco ed infine dallo iacps. I vari gruppi si distinguono per esempio dal trattamento delle facciate degli edifici.
Il Villaggio del Sole insiste su un’area di 9 ettari di terreno, inizialmente distanti circa 2 km dal centro e situati in mezzo alla campagna. Nel tempo sono stati progettati e costruiti 16 edifici residenziali per un totale di 326 alloggi, alcuni spazi dedicati ai negozi, 1 centro sociale (poi sede della circoscrizione e casa delle associazioni), la chiesa di San Cromazio e 2 scuole. Tra gli edifici vi sono strade principali, secondarie, percorsi pedonali e aree verdi.
In generale il modello insediativo scelto è quello del quartiere, autonomo rispetto alla città e con la presenza di spazi privati/condivisi al fine di costruire una dimensione collettiva della residenza e favorire l’unità di vicinato.
Proprio per questo proprio la residenza, nelle varie fasi progettuali, è sempre stata messa al centro: inizialmente pensata in stecche di condomini paralleli, è poi stata realizzata con maggiore frammentazione rendendo il tessuto urbano più eterogeneo. Sempre nelle proposte iniziali l’area interna del Villaggio doveva essere pedonale con i parcheggi situati sul perimetro, ma anche le aree a parcheggio sono scomparse e le macchine parcheggiano lungo la strada. L’unica eccezione sono le case a “palafitta” il cui piano terra è occupato dalle macchine. Estremo valore è stato lasciato ancora oggi ai vialetti pedonali, ai portici e alle aree verdi.
La tipologia degli edifici è quella del condominio in linea a 3-4 piani fuori terra, senza ascensore. Ogni piano ha due alloggi, che hanno dalle 2 alle 4 camere da letto. Tutti hanno un doppio affaccio caratterizzato da terrazze, poi diventate logge chiuse.
Al di là della descrizione architettonica, che rimane molto interessante soprattutto con planimetrie e disegni alla mano, oggi il quartiere è molto cambiato rispetto a quando progettato, contaminato dagli usi e dalle pratiche delle persone. Inglobato dall’espansione edilizia, si riconosce visibilmente come un frammento anomalo nel tessuto urbano: le facciate color pastello, le terrazze divenute logge, la “casa rossa” e la casa “palafitta”, i muretti dell’infanzia, le scale condominiali, le finestre che osservano i passanti, gli alberi storici, le grandi stanze oggi ridimensionate… sono tutti elementi ereditati dal passato, raccontati nella rassegna stampa e riemersi dai ricordi degli abitanti, che permettono di osservare il Villaggio con uno sguardo più attento e di riconoscerlo rispetto a tutto il magma continuo che è la città attorno.