Storia tratta dal questionario lanciato ad aprile 2024
Erano i giorni più cruenti della guerra in Bosnia: c’era stata una strage di bambini. Oggi è all’ordine del giorno, allora era un fatto incredibilmente assurdo. A noi, nemmeno 14enni, proiettate in un futuro di pace e fratellanza, che ci sembrava tutto da costruire sulle rovine del muro di Berlino, lo shock aveva fatto scattare la necessità di agire.
Dovevamo invocare la pace e sensibilizzare la cittadinanza ad invocare il ripudio della guerra.
Così, complici le festività, mettemmo in atto un tappezzamento di fogli, con foto e slogan di grande impatto – almeno noi ne eravamo convinte – per mezzo Parco Ardito Desio.
Non si fermò immediatamente la guerra, ma scoprimmo che in tanti stavano mettendo in atto azioni per la pace. Ci sentimmo parte di qualcosa di più grande, che non era impossibile da raggiungere e che per noi era partito dalle colonne del parco…non avremmo mai potuto appiccicarli sulle “tele” dei primi veri writers friulani.
Le pareti erano loro, e non perché lo pretendessero ma semplicemente perché le pareti senza la loro arte restavano muri brutti e senza senso.
Credo che solo al Parco di Cemento si sia potuto respirare e intravedere cosa può accadere quando si concedono spazi intelligenti a persone intelligenti. Per una gran parte della sua storia in molti abbiamo utilizzato quegli spazi in solitudine ispirata o circondati da quelli che sono stati incontri che poi sono rimasti nei ricordi. In molti abbiamo criticato la ruvidezza architettonica iniziale, ma con il tempo, con il contributo di chi li si è espresso con l’intenzione ardita di comunicare e lasciare lo spazio anche per ascoltare, abbiamo potuto tutti sentirci parte di un mondo possibile, tollerante e sempre stimolante.
Autor* anonimo